Un timidone di nome Chet (la versione di Paolino)

Premessa
Il protagonista di questo racconto non si può certo definire come uno sconosciuto, dato che con la sua tromba ha contribuito a scrivere la storia della musica jazz. Ma all’epoca dei fatti pochi lo conoscevano, almeno in Italia.

Siamo nel 1960. In Versilia, un ragazzo appena diciottenne lavora come dipendente in uno dei
negozi di barbiere più rinomati della costa toscana. Si chiama Paolo, detto Paolino. Nei suoi ricordi riecheggia il vero carattere di un personaggio straordinario…

“Nel nostro salone passavano i protagonisti del calcio italiano, nonché capitani di industria, cantanti celebri come Luciano Tajoli, artisti noti come Fred Buscaglione. Il bagno Isonzo, giusto di fianco al bar Baroni e di fronte al nostro negozio, era frequentato dall’intera squadra della Fiorentina, che nel 1956 aveva vinto lo scudetto.

Insomma, ero abituato a tagliare la barba o i capelli a tanti personaggi importanti, ma da noi veniva anche la gente comune. Un mattino di giugno vidi entrare in negozio uno strano ragazzo, accompagnato da un paio di amici di cui ora non ricordo il nome. Mi dissero di
trattarlo bene. Che era americano e faceva il musicista. Facemmo subito amicizia. Parlava bene
l’italiano, seppur con quello strano accento che hanno quelli di oltreoceano, come se avessero
sempre in bocca una gomma da masticare. Allora, io credevo che avesse solo qualche anno più di me, perché aveva la faccia da ragazzino. Invece poi ho scoperto che era nato nel 1929. Quindi, nel 1960 aveva già trentuno anni. Dopo quel mattino lo rividi spesso. Aveva una zazzera ribelle color castano chiaro e veniva anche per farsi la barba.

Ora, tutti sanno che si esibì varie volta alla Bussola di Focette. Ma in realtà le sue prime esibizioni furono al Caprice di Viareggio; un locale che a quei tempi era di gran moda, tanto che vi girarono anche un film con Vittorio Gassman (nel 1964).
Proprio per questo motivo, Chet trovò una casina al Lido di Camaiore, in via del Fortino, molto
vicina al confine con Viareggio, a pochi metri dal Caprice. Anzi, una volta mi chiese se potevo
fargli un piccolo prestito proprio per pagarne l’affitto. Era davvero un tipo curioso e di buon
carattere. Quando lo arrestarono (I) circolarono un sacco di cattiverie sul suo conto, ma io posso dire che era una brava persona. Molto timida, salvo quando prendeva in mano la tromba.

In due o tre occasioni suonò persino mentre aspettava il suo turno per tagliarsi i capelli. Non ne sono del tutto sicuro, però mi sembra di ricordare che eseguì anche una sua versione di “Odio l’estate”; una canzone di Bruno Martino che nel ’60 si sentiva in tutti i jukebox (II).

Tanto era schivo nei rapporti con le persone, tanto era disinvolto quando suonava. Un paio di volte andai ad ascoltarlo al Caprice. Ma quel tipo di musica lo trovavo un po’ sconclusionato. Però ricordo bene il suo sorriso e il timbro della sua tromba. Anche adesso, se sento due note in croce, sono in grado di riconoscere il suo suono”.

Note
I. Chet Baker fu arrestato per possesso e uso di un farmaco che in molti stati era legale, ma
non in Italia. Durante l’ultimo periodo della sua carcerazione, a Lucca, Chet ebbe il permesso di
esercitarsi a suonare e molti cittadini andavano ad ascoltarlo, la sera, davanti alla finestra
della sua cella.
II. Il trombettista suonò realmente una sua versione di “Odio l’estate”, che è ancora disponibile
sul web.

Carlo Alberto Turrini

Nella foto l’interno del Caprice nel 1960

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