Ho vissuto in un mondo tutto mio

“ Fin da quando ero bambina, ho vissuto in un mondo tutto mio”

Vali Myers nacque il 2 agosto 1930 a Sydney, in Australia. Suo padre era marinaio sulle navi mercantili; sua madre una violinista originaria della Nuova Zelanda. Fin dall’età di cinque anni, lei si dimostrò diversa da tutti gli altri bambini. Non le piaceva stare in mezzo alla gente. Preferiva fare lunghe camminate nella boscaglia e quando tornava da scuola restava per ore fuori sulla veranda di casa a disegnare gli scenari che inventava con la sua fertile immaginazione. A 11 anni, la sua famiglia si spostò a vivere a Melbourne. In quel periodo le sue grandi passioni erano il disegno e il ballo. Così, tre anni dopo lasciò la scuola e affittò una stanza per disegnare.

Si guadagnava già da da vivere lavorando in fabbrica, o posando come modella per qualche pittore. All’età di diciassette anni era già famosa come prima ballerina della Melbourne Modern Ballet Company, nonché per i suoi lunghi capelli rossi, gli occhi truccati con un pesante kohl nero, l’abbigliamento da zingara e il suo modo di fare stravagante. Anche se era ancora una ragazzina, le piaceva truccarsi.

Suo padre, perplesso, parlò di quella strana abitudine con sua madre: “Vera, come puoi lasciare che tua figlia esca conciata in quel modo?” La madre gli rispose che quello era il “trucco di guerra” di Vali. In effetti, la seconda guerra mondiale era finita da poco. I cittadini di Melbourne erano ancora molto conservatori; si aspettavano che ogni giovane donna si sposasse con un bravo ragazzo e mettesse su famiglia. Ma questo a Vali non andava a genio e a soli diciannove anni, con appena i soldi per il biglietto, si imbarcò sulla prima nave per l’Europa.

Dopo un lungo ed estenuante viaggio con scalo a Bombay, in India, arrivò finalmente nel porto francese di Marsiglia. La sua vera avventura da artista iniziò nel modo peggiore. Così descrisse in seguito le esperienze di quel periodo:
“Quello è stato il periodo più difficile della mia vita. Non stavamo al bar tutto il giorno perché era di moda, ma perché non avevamo altro posto dove andare. Ballare mi teneva in vita, ma ho visto tanti amici morire, spesso di fame.”

continua…

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