geopolitica in bolletta/2
Ciò che sta accadendo ora nel mondo può sembrare la ripetizione della crisi causata dalla guerra tra Israele, Siria ed Egitto che portò alla chiusura del canale di Suez dal 1967 al 1974. Infatti, nel 1973 il governo italiano fu costretto a emanare una normativa di emergenza per limitare al minimo il consumo dei derivati dal petrolio. Questo perché quasi tutti gli stati produttori dell’oro nero ne avevano bloccato completamente l’esportazione, per solidarietà verso i paesi belligeranti contro Israele. Perciò, un parallelo storico con quanto sta accadendo ora esiste. Lo abbiamo già vissuto in Italia. Ma c’è una differenza che
cambia tutto e rende la situazione attuale molto più grave. Allora, i giacimenti erano intatti e continuavano a pompare petrolio. Dunque, la materia prima non mancava.
Oggi questo non si può più dare per scontato.
In un attacco mirato, ad esempio, l’Iran ha colpito i pozzi di estrazione petrolifera in Iraq, mentre gli Stati Uniti hanno preso di mira il giacimento di metano di South Pars, che è uno dei più importanti al mondo. In risposta, le forze armate iraniane o di loro alleati hanno distrutto l’impianto metaniero del Qatar, provocando, con un solo missile, la perdita del 3% nella produzione mondiale di questa preziosissima materia prima.
Per capire quanto questo conflitto stia destabilizzando l’economia mondiale basti pensare che una delle sue tante conseguenze è il crollo della produzione di elio, che non serve solo a gonfiare palloncini, ma soprattutto nella fabbricazione dei chip usati nell’industria elettronica (dai telefonini all’AI).
Inoltre, come ho già avuto modo di spiegare nel mio post precedente, la penuria di fertilizzanti causerà una crisi alimentare a livello mondiale. Ne risentiranno principalmente i paesi più poveri, ma anche l’Europa e
perfino gli Stati Uniti. È notizia di questi giorni che l’amministrazione Trump sta considerando il ripristino di una linea di finanziamento agli agricoltori decisa da Biden e in seguito cancellata dall’attuale presidente,
per sostenerli di fronte all’enorme rincaro dei concimi chimici. La Comunità Europea, invece, attende gli eventi, fiduciosa che l’accordo Mercosur possa sopperire al drastico calo nella produzione agricola che avverrà tra pochi mesi. Meglio non attendere che i prezzi aumentino per fare scorta di alimenti a lunga
conservazione.
Purtroppo, per i costi legati all’energia che ogni famiglia deve sostenere non possiamo fare nulla, ma almeno la dispensa non resterà vuota. In questo scenario, l’unica nota positiva è lo sviluppo in corso della rotta artica, che però può ancora essere percorsa per poche settimane durante l’estate. Tale via
riduce le rotte commerciali verso l’Europa di migliaia di chilometri rispetto al passaggio di Suez, con un notevole risparmio nei costi di trasporto.
N. B. La rotta in rosso, nell’immagine di copertina, passa dal canale di Suez, la blu dall’Artico. Naturalmente, il corridoio artico è
vantaggioso principalmente per le merci prodotte in Cina.






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