A partire dal grande successo dell’opera di Collodi, uscita a puntate nel 1881 sul “Giornale per i bambini” e in seguito con alcune modifiche in volume ne 1883 pubblicata dalla Libreria Editrice Felice Paggi con illustrazioni di Enrico Mazzanti, si sviluppa una letteratura parallela di storie scritte da altri autori che ha per protagonista Pinocchio.
Tale fenomeno prende il nome di Pinocchiate.
In questi racconti Pinocchio fa i mestieri più disparati, va nei posti più esotici, ha parenti e figli, e fonda persino una repubblica.
Anche il Fascismo si avvalse della figura del discolo e frizzante burattino per la sua propaganda.
Tra il 1923 e il 1944 furono pubblicate, come allegati di periodici o come libricini per bambini, numerose storie che vedevano Pinocchio indossare i panni del Balilla o la tipica camicia nera degli squadristi del Partito Nazionale Fascista.
I nemici del burattino non potevano che essere gli stessi del Duce: il Negus d’Etiopia, i comunisti e la razza ebraica, solo per citare i più acerrimi.
Quelli del Pinocchio fascista sono racconti che riflettono il quadro storico e i temi del regime, testimonianze di una propaganda subdola e artificiosa, che puntava a fare del burattino collodiano un eroe dei fasci littori e a mostrare ai più piccoli come Mussolini dovesse essere il loro unico punto di riferimento.
“Pinocchio in camicia nera”, libro curato dallo studioso torinese Luciano Curreri, raccoglie e propone ai lettori quattro pubblicazioni che si inseriscono in questo filone.






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