Uno dei primi articoli su esperienze di economia solidale è stato sull’esperienza di Lulu dans ma rue. (vedi l’articolo https://sanza-meta.com/2016/02/24/ci-pensa-lulu/)

L’esperienza ha compiuto 10 anni e oltre che a Parigi vi sono centri anche a Lione e fra poco anche a Lille,

Un crescendo ma, negli ultimi anni, sono sorti alcuni dubbi sull’esperienza.

L’idea era dell’economista Charles-Edouard Vincent: classe 1973,Una idea che aveva sopratutto l’obiettivo di riportare umanità alla vita quotidiana sopratutto nei centri più grandi quando si è spesso soli di fronte ad ogni problema.

Lulu dans ma rue è una sorta di portierato che intende migliorare la vita degli abitanti risolvendo i piccoli, ma anche quelli un po’ più grandi, problemi della quotidianità e anche ricostruire un minimo senso di comunità.

Basta telefonare, inviare una mail o semplicemente passare di persona nel chiosco. Una volta spiegato di cosa si ha bisogno, il portiere di turno trova il Lulu più adatto a svolgere il lavoro

Sopratutto a Parigi alcuni consiglieri comunali, dei verdi e dei comunisti, contestano l’esperienza chiedendo chiarezza perché sospettata che i lavoratori (i cosiddetti “Lulus”) vengano inquadrati cone lavoratori autonomi, anche se in realtà hanno tutte le caratteristiche dei dipendenti, facendogli cosi perdere le tutele tipiche del contratto di lavoro dipendente, come ferie pagate, tutele contro la disoccupazione o malattia.

Ad aggravare il quadro, secondo questi consiglieri, il fatto che la piattaforma goda di contributi pubblici. Per esempio nel 2019 ha firmato un contratto con il Comune del valore massimo di 3,5 milioni di euro in tre anni. E secondo questi consiglieri comunale di Parigi il risultato è la creazione di 15 microimprese per chiosco all’anno (i chioschi a Parigi sono 8).

Non solo, secondo alcuni questo modello che è in sintonia con le idee di Macron tanto da ricevere 2,7 volte più fondi rispetto ad altre imprese di integrazione sociale. secondo i consiglieri se si confronta Lulu, che è una EITI (Impresa di Integrazione del Lavoro), con altri EITI simili ma che assumono direttamente i propri lavoratori si nota una gran disparità. se Lulu riceve 2.800 per lavoratore dal comune le altre associazione di integrazione hanno circa 1.000 euro per equivalente a tempo pieno, nonostante i lavoratori siano, in questo caso, dipendenti retribuiti e beneficino quindi di tutti i vantaggi derivanti da tale status in termini di protezione sociale, contributi pensionistici e assicurazione sanitaria. Il lavoratore di Lulu infatti deve pagare il 22 per cento di contributo e lascia il 20% a Lulu. Non tutto quello che profuma di sociale va preso a scatola chiusa

Gianni Fratini

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