Econometicamente

Negli ultimi decenni si è assistito ad uno sviluppo della finanza sino ad arrivare ad una vera e propria fagocitazione dell’economia reale. Da strumento essenziale per lo sviluppo dell’economia si è trasformata in un vero e proprio fine economico.

Negli ultimi trenta anni si è sviluppata una branca della finanza che si discosta dall’ottica del massimo profitto coniugando il guadagno con l’assunzione di impegni di rilevanza sociale: la finanza etica

Eppure non ostante ( o forse proprio per questo) non abbia il profitto come unico fine i risultati della finanza etica sono migliori della finanza tradizionale.

Nell’ultimo decennio (2008-2018) le 23 banche etiche e sostenibili europee hanno confermato la loro maggiore efficacia, rispetto alle banche tradizionali, nel sostenere l’economia reale e sostenibile e la creazione/mantenimento di posti di lavoro in settori green e socialmente responsabili. Se questo, considerata la loro mission, non sorprende e forse poteva anche essere prevedibile, desta qualche sorpresa il fatto che il sistema delle Banche Etiche abbia reso il doppio rispetto al sistema bancario europeo nel suo insieme, con una redditività media annua del 3,57% contro l’1,79%.

Nel periodo 2008 – 2019 ci sono poi altri numeri che danno ragione della bontà dell’unione tra etica e finanza. Gli attivi (e quindi il totale di investimenti, crediti e liquidità) delle banche etiche sono cresciuti mediamente del 9,91% all’anno contro il -0,31% annuo delle banche europee. Nel 2018 sono saliti a 51,26 miliardi di euro (+ 11% rispetto al 2017). Lo stesso vale per i crediti alla clientela: +10,55% all’anno in media per le etiche contro il +0,39% delle banche europee.

Dati comunicati, ad inizio anno, durante l’incontro promosso da Banca Etica e Fondazione Finanza Etica intitolato “Una finanza utile al lavoro -Come gestire il denaro per favore occupazione, diritti e ambiente” che si è svolto a Roma, con la partecipazione del ministro all’economia Roberto Gualtieri e del segretario generale della CGIL, Maurizio Landini che ha ribadito con preoccupazione “Oggi la finanza influenza fin troppo la politica; anche l’industria e l’economia sono diventate funzionali agli obiettivi della finanza.”

Ma l’incontro, oltre che ha presentare e dare notizia delle ottime performance del sistema etico, ha anche evidenziato come la finanza etica potrebbe dare un impulso importante allo sviluppo del lavoro usando la leva della previdenza complementare. Attualmente di 100 euro gestiti dalla previdenza complementare, solo 24 restano nel nostro territorio e solo 3 vanno a finanziare imprese e attività produttive. Il direttore generale di Banca Etica Alessandro Messina ha illustrato come questo approccio stia soffocando quello che avrebbe potuto essere il circuito virtuoso che, tramite la previdenza integrativa, poteva favorire gli investimenti e con essi lo sviluppo del tessuto produttivo italiano, creando occupazione e nuovo risparmio per alimentare nuovi investimenti.

E’ stato quindi mostrato come Il Fondo pensione aperto promosso da Banca Etica rispettando, nei propri investimenti, i rigorosi criteri ESG (Environmental, Social and Governance) abbia ottenuti ottimi risultati. I criteri ESG che sono coerenti con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile , fissati dalle Nazioni Unite nel 2013 per la realizzazione di un futuro sostenibile, affrontano le sfide globali comprese quelle legate alla povertà, alla disuguaglianza, al clima, al degrado ambientale, alla prosperità, alla pace e alla giustizia.

Rinunciare a investire secondo i criteri ESG significa rinunciare ad un moltiplicatore aggiuntivo di nuovi posti di lavoro generati pari a 2,42 (+142% quelli creati nelle aziende ESG rispetto al benchmark) e ad un fattore di maggiore riduzione delle emissioni di CO2 pari a 1,7 (+69% nel paniere ESG).

Risultati importanti tanto che il responsabile previdenza complementare di CGIL, Salvatore Casabona ha notato: “Nel 19° e 20° secolo il lavoro ha creato la previdenza . Oggi viviamo una fase in cui è la previdenza ad avere la possibilità di contribuire a creare lavoro. Abbiamo avviato un percorso di confronto e collaborazione con il Gruppo Banca Etica per integrare sempre più i criteri sociali e ambientali nelle scelte finanziarie del sindacato”.

foto EvokePhotos pixabay.com

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