Lucia Joyce: 2 parte

Mentre James Joyce cercava la sua dimensione artistica, il suo rapporto con Nora Barnacle continuava a diventare sempre più tempestoso e instabile.

Infatti, il suo amore per la bottiglia lo portava spesso fuori di casa, nei caffè triestini dove, oltre a ubriacarsi, spesso incontrava i protagonisti della vita culturale cittadina. Nel 1907, alla Berlitz School, conobbe Ettore Schmitz; un funzionario commerciale che desiderava imparare l’inglese e che in seguito sarebbe diventato famoso con il nome di Italo Svevo. Di questo e di altri incontri artistici rimangono parecchie testimonianze, mentre non è dato sapere cosa accadesse tra Nora e i figli durante le lunghe assenze di James.

È certo che la donna ebbe un carattere nervoso e irascibile. Forse tendeva a sfogarsi sui figli per le tante privazioni cui il marito la costringeva; sola e senza il becco di un quattrino. Ma, dato che la donna adorava il figlio Giorgio, è ipotizzabile che la vittima principale dei suoi accessi d’ira fosse Lucia. Le scoperte della psicologia moderna danno un grande valore all’ambiente in cui l’individuo è cresciuto; oggi sappiamo che le personalità più forti ed equilibrate hanno avuto un’infanzia serena e senza traumi. Anche un trasloco è un trauma per un bambino, e come abbiamo già avuto modo di vedere, Lucia ne dovette sopportare svariati, da una parte all’altra di Trieste.

Peraltro, il menàge familiare era instabile anche dal punto di vista economico e affettivo. In ogni caso, fino all’adolescenza, Lucia non manifestò alcun disagio psichico. Fu dopo l’età puberale che i suoi contrasti con la madre si accentuarono, e la portarono ad assumere spesso atteggiamenti stravaganti (che però oggi passerebbero probabilmente inosservati). D’altro canto, il legame tra James e Lucia si fece più profondo, forse anche in virtù del temperamento artistico che la giovane stava rivelando.

Qualche anno dopo, a proposito del suo rapporto con la figlia, James Joyce fu accusato di averla in qualche modo plagiata, ma lui si difese così: “La gente parla dell’influenza che ho su mia figlia Lucia, ma nessuno si accorge dell’influenza che ha lei su di me.” Gli ultimi anni della famiglia Joyce a Trieste furono molto burrascosi, poi la coppia si trasferì a Parigi, dove Lucia Anna scoprì di possedere un genuino talento per la danza.

Rif. https://www.nytimes.com/2003/12/28/books/no-she-said-no.html

Qui trieste

http://www.openculture.com/2014/06/carl-jung-writes-a-review-of-joyces-ulysses.html

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