Fare Bene

L’economia classica ha da sempre sostenuto che il mercato attraverso il perseguimento del proprio vantaggio personale arriva sempre all’ equilibrio e all’ottima allocazione delle risorse. Tuttavia anche questa formulazione (direi ottimistica) prevede dei fallimenti.

Ad esempio la fabbrica di prodotti chimici che con i suoi residui inquina l’aria e le acque di un fiume non considera tali danni tra i suoi costi, ma questi certamente rappresentano dei costi per la collettività. All’ opposto, la costruzione di una ferrovia in un paese sottosviluppato, che colleghi la costa all’ interno, dà un vantaggio scarso all’ impresa che l’ha costruita, ma realizza un vantaggio elevato per la collettività. Questi fenomeni sono chiamati esternalità (e sono sia negative, nel caso dell’industria, sia positive, la ferrovia).

La scienza economica in questi casi prevede la tassazione per le produzioni che creano negatività e sussidi per quelle che generano positività o, anche meglio, una compensazione mediante accordi tra le parti per un ‘equo’ risarcimento (per es. un’impresa inquinante paga i cittadini danneggiati).

Di certo l’economia classica e il credo neoliberalista che (in qualche modo) ne deriva non contempla il caso che le aziende vogliano programmaticamente avere delle esternalità positive.

Il diritto societario detta agli amministratori l’obbligo di mettere il profitto sopra tutto il resto. Anche in Italia questo è stato l’esclusivo scopo di una società fino al 2016 quando è entrata in vigore la legge sulle società Benefit ( presentata dal senatore Mauro Del Barba). La legislazione sulle Società Benefit prevede che: i) le finalità di beneficio comune perseguite siano indicate nella clausola statutaria dell’oggetto sociale; ii) la società sia gestita in modo da bilanciare l’interesse dei soci con l’interesse di coloro sui quali l’attività sociale possa avere un impatto; iii) sia individuato, nell’ ambito dell’organizzazione aziendale, il soggetto cui attribuire i compiti e le funzioni finalizzate al perseguimento del beneficio comune; iv) sia reso conto annualmente degli obiettivi perseguiti e realizzati attraverso una valutazione dell’impatto dell’attività. Con lo scopo di attribuire effettività alla disciplina, la legge prevede, che il mancato perseguimento in concreto delle finalità di beneficio comune dichiarate comporta l’applicazione delle disposizioni in materia di pubblicità ingannevole e quelle del codice del consumo in tema di pratiche commerciali scorrette.

L’Italia è stata una apripista, prima di noi solo gli Usa avevano una legge simile. Attualmente, oltre al nostro Paese, ci sono 34 stati USA, Colombia e Perù con una legislazione sulle società Benefit e altri 15 paesi che si stanno ispirando alla legislazione italiana.

Una innovazione che a giudicare dai numeri (circa 100 società hanno ottenuto la certificazione B Corp e più di 300 sono le Società Benefit da piccole aziende e start up a grandi aziende e multinazionali) è stata giudicatà positivamente in Italia

Del resto non è difficile divenire una B Corp o una Benefit. Il primo passo è semplice: misurare il vero valore che l’ azienda sta creando per la società. Lo si può fare on line gratuitamente utilizzando il protocollo b impact assessment con il quale si può “scansionare” un’azienda per capire se sta creando valore economico sociale e ambientale per la società. Se questa valutazione è positiva occorre poi una modifica nello stato giuridico ai sensi della legge Del Barba di cui abbiamo accennato sopra.

Questo iter accomuna B Corp e Società Benefit.La differenza principale fra le due è che le Bcorp sono certificate da un ente terzo (la statunitense B-Lab che in Italia collabora con Nativa). La certificazione è onerosa e va rinnovata ogni due anni e la può ottenere qualsiasi azienda mondiale.

La Società Benefit invece non si certifica (ma ricordiamo che ha comunque il dovere di accountability) e può esistere solo nei paesi ( come Usa e Italia) dove esiste una legge che le approva.

Ma perché diventare Società Benefit (o una B Corp) tenuto conto che non ci sono nessun tipo di benefici e che aziende tradizionali come Aveda o Cucinelliì sono già responsabili dal punto di vista sociale e ambientale?

Essenzialmente due sono le risposte. La prima è che questa scelta accresce il capitale reputazionale dell’azienda. L’esperienza di questi anni ha mostrato come queste aziende attirano talenti, siano più innovative e vengano premiate anche dagli investitori e dai consumatori sempre più attenti ai temi della sostenibilità.

La seconda è che una azienda tradizionale che pure abbia a cuore produrre utilità per l’ intera società e per l’ambiente può, in momenti di cambio di management o di crisi, abbandonare i valori sociali o ambientali. La forma giuridica della B Corp e Società Benefit offre a imprenditori, proprietari e investitori la garanzia che i valori sociali e ambientali dell’azienda resteranno sullo stesso piano della ricerca del profitto, qualsiasi cosa accada.

Per saperne di più: http://www.societabenefit.net/wp-content/uploads/2017/02/Assonime-Benefit-Corporation.pdf

www.fondazionelangitalia.it/2017/02/23/b-corp-o-benefit-corporation/

https://bcorporation.eu/about-b-lab/country-partner/italy

https://nativalab.com/bcorp-italian-summit/The-B-Book.pdf

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