Un’utopia concreta: l’ecovillaggio

“Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”
Questo pensiero dell’architetto Richard Buckminster Fuller, pioniere del pensiero olistico e ambientalista, è un giusto monito per i tempi di crisi in cui viviamo e sembra l’ispirazione perfetta per gli ecovillaggi.
Gli ecovillaggi sono comunità dove gli abitanti vivono secondo modelli che riducono al minimo l’impatto ambientale.
Forme comunitarie erano già state sperimentate nell’ottocento, come corollario delle varie teorie utopiche socialiste, ma a per arrivare agli ecovillaggi cosi come conosciuti bisogna arrivare a quel periodo fecondo di sperimentazioni sociali e culturali che va dalla fine degli anni 60 alla seconda metà degli anni 70-
In quel periodo nasce la comune di Copenaghen Christiana e prima ancora in India Auroville e negli Stati uniti il primo vero ecovillaggio. E’ il 1971 quando Stephen Gaskin, un professore di scrittura creativa di San Francisco, che durante le lezioni, seguite da più di 1500 persone, parlava anche di consapevolezza ecologica ( e anche delle sue esperienze con LSD), fondò, a Summertown Tennessee, The Farm.
In Italia sono circa novanta le forme comunitarie di ecovillaggi di cui 23 associate nel RIVE ( Rete italiana villaggi ecologici ).
Una associazione che fa incontrare membri, sostenitori e simpatizzanti degli ecovillaggi italiani; e che non solo riesce a rappresentare la variopinta moltitudine delle esperienze (non c’è un modello tipico ne per dimensioni ne per ispirazione) ma fornisce sostegno, consulenza legale e amministrativa per i nuovi progetti.
Inoltre mette in rete le esperienze italiane con la realtà internazionale degli ecovillaggi, tramite la partecipazione al GEN-Europe (Global Ecovillage Network), fornendo anche la possibilità di partecipare a progetti internazionali creando sinergie con gli ecovillaggi europei attraverso obiettivi comuni riguardanti la sostenibilità a 360.

E proprio il sostegno di RIVE sta aiutando una esperienza comunitaria di Roncadella, nata nel 2015 in una canonica della parrocchia, a divenire un vero ecovillaggio: Alvador.

Uno spazio che vuol favorire la piena realizzazione dell’essere umano. Un progetto che vede protagonisti una comunità di 6 persone: Federico, Giovanni, Sara, Silvia, la piccola Anita e Mousa (un ragazzo del che viene dal Gambia in regola con i documenti ma che non trovava una casa e che la comunità sta ospitando da un anno) che non poteva pienamente svolgersi nella vecchia struttura.

I fondatori quindi con l’aiuto di amici, parenti, con i loro risparmi e un mutuo (acceso con Banca Etica) hanno acquistato una casa e di un terreno a San Giovanni di Querciola, sulle colline reggiane.
Ma la sfida è appena partita, ecco come raccontano il loro programma di sviluppo nella presentazione che fanno per li progetto di Crowfunding:

“La nostra comunità è formata da molte più persone rispetto a quelle che vivono all’Alvador: tutti coloro che hanno contribuito alla nostra crescita, chi ci sostiene con consigli e aiuti materiali, coloro che ci insegnano arti e mestieri, chi acquista le nostre autoproduzioni artigianali, chi baratta prodotti, il paese di Roncadella in cui abbiamo iniziato la nostra avventura, la rete degli ecovillaggi in Italia e all’estero, i nostri amici, le nostre famiglie e tanti altri. Una comunità allargata da cui traiamo forza e nutrimento e che vogliamo continuare a coltivare e allargare per portare insieme il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.
(…)
Vorremmo ridurre drasticamente il nostro impatto sull’ambiente , utilizzando energie rinnovabili ed evitando gli sprechi: stiamo coibentando le pareti interne ed esterne alla casa con materiali del tutto naturali quali terra, paglia, sughero; non utilizzeremo gas metano grazie ad una caldaia a legna e sogniamo di produrre energia elettrica tramite un impianto fotovoltaico.
Vorremmo rigenerare la terra che ci è affidata e rispettare i suoi cicli naturali : raccogliamo l’acqua piovana; analizziamo e progettiamo con strumenti di permacultura gli ambienti come l’orto e il giardino dove si troveranno frutta, verdura e animali da cortile; vogliamo piantare alberi e cespugli autoctoni; continuando a consumare in modo etico e giusto facendo attenzione al nostro impatto sul pianeta e i suoi abitanti.
(…)
Vorremmo essere segno e contributo nella comunità territoriale che ci circonda e non solo : sviluppando progetti educativi in natura per piccoli e grandi; partecipando alla vita del paese e costruendo relazioni; sogniamo di ospitare gruppi e piccoli eventi, pellegrini, chi vuole condividere con noi un pezzetto di strada tramite lo scambio-lavoro.
Vorremmo continuare a crescere come individui e come comunità : Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo (cit.Gandhi), il cerchio che formiamo e in cui condividiamo le nostre emozioni e i nostri desideri più profondi è l’ingranaggio fondamentale del nostro progetto, partiamo da dentro di noi per andare verso il mondo intero.

Qui troverai la pagina dedicata al crowfunding (ci sono ancora 60 giorni per partecipare)

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