Non si butta via niente

economia-circolareIl sistema economico mainstreming è quello che schematicamente possiamo descrivere come: estrazione, produzione, consumo, smaltimento. O, più semplicemente, la nostra lavatrice si rompe? La buttiamo e ne compriamo una nuova. Questo sistema è detto lineare perché terminato il ciclo consumo finisce anche il ciclo del prodotto che diventa semplicemente un rifiuto. Abbiamo cosi un  doppio svantaggio: maggior consumo di materie prime  e produzione di un gran numero di rifiuti con tutto quello che ne consegue i termini di costo e inquinamento. In natura le cose funzionano diversamente le cose crescono, muoiono e si trasformano in nutrimento per il terreno o per altre forme di vita.

E’ a questo modello che si inspira l’idea dell’economia circolare.

Un modello che conosceva anche la civiltà contadina ma che noi abbiamo dimenticato eppure è la frontiera alla quale dovremmo tendere.

Nel 2015 l’Unione Europea scelta per pensare e attuare il rilancio dell’economia del vecchio continente. Ma, nonostante siano passati due anni e se ne parli sempre di più l’importanza di questo concetto non è sempre chiaro. Nel suo lavoro la UE ha dato anche alcune linee guida per orientare il cambiamento. Secondo la Commissione Europea la prevenzione dei rifiuti, la progettazione ecocompatibile, il riutilizzo e le metodologie affini possono generare risparmi netti per le imprese europee pari a 600 miliardi di euro, ossia l’8% del fatturato annuo.                            Per facilitare questa transizione sono stati previsti anche incentivi per

– sostenere la riparabilità, la durabilità e la riciclabilità mediante le specifiche di prodotto

– preparare un programma di test indipendenti per identificare i problemi connessi alla potenziale obsolescenza programmata

– proporre requisiti per la semplificazione dello smontaggio, riutilizzo e riciclaggio degli schermi elettronici

– prevedere più disponibilità di informazioni su riparabilità e disponibilità di pezzi di ricambio

– proporre ricompense per la promozione di attività di preparazione per il riutilizzo nella proposta rivista sui rifiuti

– lavorare per migliorare le garanzie sui prodotti e combattere le false etichette verdi

 Dunque tutto bene verrebbe da pensare e invece no basta pensare al nostro paese e a due casi che possiamo portare come esempio ( due ma sono molti di più).                 I sacchetti compostabili:                                                                                                                    sono del 2007, le prime norme nazionali finalizzate a vietare i sacchetti di plastica non compostabili per l’asporto delle merci. Però solo dal 2012 la norma è effettiva. A 5 anni dalla sua effettiva azione però la riduzione dei sacchetti di plastica è solo del 55%. La metà dei sacchetti in circolazione in Italia sono ancora illegali (40mila tonnellate di plastica), e questo vuol dire non solo più inquinamento ma anche una perdita di circa 160 milioni di euro, a cui si sommano 30 milioni di euro di evasione fiscale e 50 milioni di euro necessari per lo smaltimento delle buste fuori legge. E comunque con la diminuizione del 55% si è avuto una diminuzione in termini di CO2 di circa 900 mila tonnellate.                                                                                                                      Un altro esempio Il polverino di gomma proveniente dal trattamento di Pneumatici Fuori Uso (PFU) negli asfalti                                                                                                              Sono più di quarant’anni che gli asfalti modificati con polverino di gomma vengono usati e hanno mostrato buone prestazioni  e grande sostenibilità economica ( per la maggiore durabilità delle strade) e ambientale ( per la riduzione del rumore e per i pneumatici avviati a recupero energetico). Non ostante questoe non ostante  in Italia si producono circa 350.000 tonnellate di PFU all’annoquesto udo stenta a decollare essenzialmente per il mancato inserimento nei capitolati a causa della mancanza di criteri tecnici che servono per distinguere un rifiuto da una materia prima secondaria. Eppure, aumentando la quantità di pneumatici fuori uso recuperati e utilizzati fino a raddoppiarla al 2020, si potrebbero riasfaltare 26.000 km di strade, con un risparmio energetico, ottenuto non utilizzando materiali derivati dal petrolio, di oltre 400.000 MWh e un taglio alle emissioni di CO2 pari a 225.000 tonnellate.                                                                                                                              In attesa che a livello legislativo e normativo si sciolgano i lacci ci sono alcune cose che possono essere fatte anche dai singoli per esempio preferire la condivisione e il possesso piuttosto che la proprietà di alcuni beni, – avere atteggiamenti responsabili ed informati nei consumi (sia quelli materiali che quelli immateriali), – cercare di riparare i prodotti per quanto possibile invece che sostituirli. Riuscire a discriminare tra prodotti e servizi privilegiando, quelli con un minore impatto sull’ambiente e anche sociale, l’uso dei marchi riconosciuti, sia per quanto riguarda gli aspetti ambientali che per quanto riguarda gli aspetti sociali. Di particolare utilità sono soprattutto saper riconoscere i marchi ambientali.                                        Il più noto è Ecolabel UE è il marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea che contraddistingue prodotti e servizi che pur garantendo elevati standard prestazionali sono caratterizzati da un ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita.

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