Per noi di Sanza Meta il sabato è sempre l’occasione per raccontarvi un progetto
indipendente che riteniamo meriti di essere conosciuto, e quello di questa settimana ci porta in una Sicilia lontana dalle cartoline e vicina invece alle ferite, alla memoria e alla resistenza.
Se spesso vi abbiamo parlato di opere che denunciano ingiustizie sociali o restituiscono voce a chi rischia di essere dimenticato, oggi vi presentiamo un cortometraggio di finzione che sceglie il linguaggio del simbolo per affrontare temi altrettanto concreti: il rapporto con la propria terra, la devastazione ambientale e il significato profondo dell’appartenenza.
Si intitola JANCU ed è il nuovo progetto della regista Federica Zerbo. Al centro della storia c’è Lucio, ultimo custode del terreno appartenuto alla sua famiglia, deciso a difendere fino all’ultimo un antico ulivo mentre una discarica continua ad avanzare e a divorare ciò che resta della campagna siciliana. Rimasto solo, Lucio si aggrappa a quella terra non soltanto perché è casa sua, ma perché rappresenta il legame con i suoi genitori, con la sua identità e con una memoria che rischia di essere cancellata insieme al paesaggio.
Ciò che colpisce di JANCU è la volontà di raccontare una storia profondamente radicata in un territorio senza mai cadere nello stereotipo. La Sicilia immaginata da Federica non è un semplice sfondo, ma un organismo vivo, ferito eppure ancora capace di generare immagini di grande forza evocativa. Non è un caso che il progetto nasca da un sogno ricorrente, quello di un ragazzo che prende a pugni la terra, trasformato poi nella vicenda di un uomo che continua a credere nella possibilità che da quella stessa terra possa ancora nascere qualcosa.
Dietro questo cortometraggio si percepisce anche una riflessione molto personale
dell’autrice. Federica racconta infatti di riconoscersi in Lucio proprio per contrasto: lui scegli di restare e resistere, mentre lei, come tanti giovani siciliani, ha lasciato la propria terra portandosi dietro il peso di quella scelta. È un conflitto intimo che finisce per parlare a chiunque abbia vissuto il distacco dal luogo in cui è cresciuto e continui a chiedersi cosa significhi davvero appartenere a una comunità.
Per trasformare JANCU in un film, Federica e la troupe che ha deciso di accompagnarla in questa avventura hanno lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni Dal Basso. Le donazioni serviranno a coprire i costi di produzione e a permettere che questa storia venga realizzata con la cura che merita, mantenendo intatta la propria indipendenza creativa. Se il progetto vi ha incuriositi e credete che il cinema possa ancora raccontare il territorio senza semplificarlo e trasformare una storia locale in una riflessione
universale, vi consigliamo di dare un’occhiata alla campagna, di cui vi lasciamo il link in coda all’articolo.
https://www.produzionidalbasso.com/project/jancu/






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