In colpevole ritardo torno a parlare dei fumetti che mi piacciono. Sfruttando un recente riordino della camera questa vuole essere una serie di articoli che parte dall’osservare i volumi che si trovano sulla mia libreria e che hanno spinto la mia passione per questo genere. Tra i vari albi che trovano posto su questi scaffali, uno dei più consumati è Asterix il Legionario. In parte ciò è dovuto all’anzianità del fumetto, che prima di finire nelle mie mani era appartenuto a mio padre, in parte è dovuto al fatto che ne sono stato avido lettore. Sono entrato in possesso di questo albetto quasi casualmente, da piccolo ero solito leggere Topolino, più facilmente accessibile sia nelle edicole che nelle bancarelle dell’usato, tuttavia in un momento di riordino della casa era tornato fuori questo testo, non ricordo di aver mai sentito parlare di Asterix prima dell’incontro con quell’albo ma tuttavia, specialmente da mio padre, fu consigliata la lettura del testo “perché poteva piacermi”. Bisogna dire che mi piacque e che se adesso sulla mia libreria esiste una piccola collezione di albi di Asterix il motivo è proprio quell’albetto. La trama era molto semplice, Asterix ed Obelix devono arruolarsi nelle file romane per raggiungere l’Africa e liberare Tragicomix, coscritto forzatamente dall’esercito romano e spedito con le truppe in Africa. A livello grafico continuano a colpirmi le tavole colorate con quello stile anni ‘70 che, a gusto mio, ancora preferisco alla colorazione moderna che si ritrovava nei Topolino da edicola e che mi invogliavano alla lettura. Fu molto facile affezionarsi ai personaggi, in primo luogo per i loro nomi assurdi (se Asterix e Obelix potevano apparire abbastanza normali, il bardo Assuracentourix ed il capo Abraracourcix già facevano sorridere) secondariamente per le loro caratteristiche grafiche e caratteriali ben marcate (Asterix, basso e furbo, con il baffo biondo e il cappello alato, Assuracentourix il bardo al quale sempre era impedito di cantare perché stonato, Obelix, grosso e più ingenuo da me sempre associato alla sua principale attività nel villaggio, il trasporto dei menir). Infine elemento fondamentale erano le scazzottate di stile prettamente fumettistico: romani in assetto da guerra che si ritrovavano a volare dopo un cazzotto rifilato dal più improbabile dei galli, che grazie all’aiuto della pozione magica aveva assunto una forza sovrumana. Se già le scazzottate avevano la mia attenzione in televisione con la coppia Bud Spencer-Terence Hill qua, assumendo uno stile ancora più assurdo, ne restavo ancora più estasiato.

Fin qui abbiamo analizzato le caratteristiche principali che mi hanno portato ad affezionarsi ad Asterix ma come mai proprio di tutti gli albi questo resta il mio preferito? Non è soltanto una questione temporale, di ordine di lettura. La presa in giro dell’esercito romano dall’interno tramite la pratica dell’addestramento resta uno dei miei passaggi preferiti letti sui fumetti umoristici. Se l’idea di un addestramento dell’esercito porta con sé l’idea di ordine e disciplina questa viene completamente ribaltata nel fumetto. Fior di generali romani, presentati come uomini muscolosi, grossi, con virili peli sulle braccia ed elmetti sempre più sfarzosi non riescono a tenere a bada ma anzi finiscono prede di una sgangherata banda di reclute tra i quali, oltre ai due protagonisti, troviamo un egiziano che nelle vignette si esprime unicamente per geroglifici. Tra i miei passaggi preferiti vi è la raffigurazione del centurione romano costretto a correre ed inseguire la truppa quando questi, durante la marcia verso il porto per imbarcarsi per l’Africa, sono già partiti prima dell’alba lasciandolo indietro. Raggiunta la sgangherata truppa questo li ritroverà in borghese, senza la divisa romana “perché così si marcia più comodi”. La vignetta dopo il centurione raggiunge portato a spalla la nave ormeggiata nel porto con faccia affranta e sconfitta. Che forse è proprio questo il motivo per cui sono così affezionato a questo fumetto. Asterix è da sempre anche una storia di resistenza, del piccolo villaggio gallico che resiste ora e sempre all’invasore e alla grande potenza romana. In questo fumetto ancora di più è evidente la presa in giro della potenza romana occupante. Tutte le tavole dedicate all’addestramento diventano parodia di un potere che vuole omologare ed imporre tramite ordini e punizioni e della burocrazia sulla quale si regge questo sistema. La presa in giro della potenza romana occupante diventa una presa in giro della pretesa autoritaria. Forse è questo ciò che più mi lega a questo fumetto, il totale cambiamento dell’ordine, la parte dell’addestramento legionario che dovrebbe trasformare in perfetto soldato che salta completamente davanti ad una banda di reclute improbabili. Questo tipo di storia diventa godibile sia per il più piccolo che per l’adulto poiché si rivolge a temi universali nei quali tutti possono identificarsi e del quale tutti possono riderne.

Fa sempre bene tenere a mente che anche un semplice sparuto villaggio di galli può resistere ora e sempre all’invasore.

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