Per cominciare a parlare dell’Albania forse la cosa migliore è partire dalla fine, dal negozio di souvenir dell’aeroporto, dove mi sono ritrovato a passare il tempo nell’attesa che arrivasse l’orario del mio volo. Tra i vari souvenir proposti si trovavano, bandiere dell’Albania, magliette che ritraevano lo stemma albanese, penne decorate con i colori dell’Albania, tazze che riportavano la bandiera albanese e, forse la mia preferita, una cravatta rossa con sopra una scritta nera in verticale che riportava la parola Albania e, a chiudere, l’aquila a due teste, simbolo nazionale del paese. Insomma il negozio di souvenir consisteva in una serie di oggetti, i più disparati, ma tutti riportanti i colori della bandiera albanese o direttamente il suo simbolo e la scritta Albania. Generalmente ignoro i negozi di souvenir ma un assortimento così particolare e monotematico nello stile ancora non mi era mai capitato e ciò aveva attratto la mia attenzione, anche solo per constatare con mano fin dove può spingersi il limite umano di attaccare lo stemma dell’Albania su un oggetto (e apparentemente arriva fino ad una splendida cravatta, che se non avessi discusso la tesi di laurea giusto un paio di settimane prima di questo viaggio, non mentirò, mi avrebbe tentato come cravatta del completo).
Quel senso sospeso tra attrazione e sbigottimento per quello che stavo osservando è la stessa sensazione che mi ha lasciato Tirana. In un’ottica prettamente turistica Tirana non ha molto da offrire. Bisogna dire che durante la mia visita due dei principali musei della città erano chiusi per ristrutturazione, tuttavia anche fossero stati presenti, nella città oltre a quelli e alla centrale piazza Skandberg, nella città c’era poco da vedere o da fare. Questo ha lasciato spazio ad un po’ di libera attività di bighellonaggio in quartieri meno centrali della città. Devo dire anche in questo caso la città è rimasta sotto le mie aspettative, ad eccezione di un paio di strade che erano adibite a mercato durante il giorno e ad una tavola calda, rustica ma molto saporita, aperta 24 ore su 24 dove ho avuto la possibilità di assaggiare della lingua di manzo grigliata in tarda serata.
Forse ciò che mi ha reso così ostile la città era lo strano contratso tra architettura moderna ed architettura dell’epoca comunista. Se questo contrasto, in paesi ex sovietici come la Polonia, dove è possibile trovare sedi di Starbucks aperti all’interno di edifici in stile brutalista, mi aveva affascinato, a Tirana l’ho trovato eccessivamente contrastante. Accanto alle classiche abitazioni a blocchi, tipiche dell’architettura comunista, che spesso, almeno all’esterno, mostrano i segni del tempo che passa, sorgono palazzi moderni in vetro che non stonerebbero in una città americana. Tirana è una città che si sta sviluppando rapidamente e sta subendo enormi cambiamenti, ciò viene testimoniato dai molti cantieri presenti nel centro città che promettono nuovi palazzi ed edifici moderni. L’impressione che mi ha lasciato è quello di una sviluppo mirato a dare un’immagine, una facciata di modernità, fatta di palazzi e larghi viali sul modello delle grandi città europee per voler apparire come loro. Per essere una città moderna oggi non bisogna costruire un monumento come il colosseo, il modo più veloce di mostrare la propria modernità è costruire enormi palazzi, spesso dati in mano a compagnie private, che però mostrano la modernità e l’appetibilità del paese, il suo status. Forse è quetso il motivo di fondo per il quale non ho apprezzato a pieno la città, il contarsto non mi appare, come nel caso della Polonia un tentativo di affermare la propria appartenenza al mondo occidentale in contrasto al passato sovietico quanto piuttosto uan decisione calata dall’alto che mira a modernizzare l’Albania ma non interessandosi al mantenere un’identità quanto unicamente al suo apparire moderna.
Se questa è l’impressione che mi ha lasciato Tirana, ben diverso è stato l’impatto con l’entroterra e le piccole città. Queste non sono ancora state raggiunte dall’eccessiva modernizzazione ed anche la vita che vi scorre sembra essere molto meno frenetica. Sia nell’estetica che nello stile mi hanno ricordato le piccole città del sud Italia. Ed alcune dinamiche che vi si osservano sono ben diverse da quelle della moderna capitale Tirana. Così bevendo un caffè ai tavolini di un bar di Kruje, è possibile veder entrare in un piccolo locale, che poteva essere un bar ma non ci giurerei sopra, un uomo con un pollo al guinzaglio e vedere poco dopo lo stesso uomo uscire dallo stesso locale ma portando il pollo su una spalla, e non perché il pollo fosse stanco. Similmente sui sentieri di montagna è possibile incontrare un pastore con le sue caprette e, in cambio di una sigaretta, scambiarci quattro chiacchere con la mediazione di google translate tra il suo albanese e il mio italiano.
L’Albania dell’interno e l’Albania della capitale e della città sono due realtà profondamente diverse tra loro, se la città e le zone a maggiore vocazione turistica mirano a voler apparire come un paese moderno che sta raggiungendo i vicini europei, l’interno va ad un ritmo più lento ed offre uno scenario diverso, non per scelta di resistenza ideologica quanto perché non rappresenta il fulcro dello sviluppo e dell’attrattività e resta maggiormente trascurato ma proprio per questo forse mi appare più autentico ed interessante da osservare della grande città.
Tralasciando la mia poca simpatia per Tirana allora in conclusione ci terrei comunque a consigliare l’Albania, cercando di uscire anche dai luoghi maggiormente turistici e recandosi anche nel suo interno, osservandone sia la parte moderna, in rapida trasformazione che quella che da questa trasformazione viene toccata solo marginalmente.
Se posso permettermi un consiglio però vi inviterei a diffidare di google nell’usare il trasporto pubblico (già di per sé molto deficitario), seguendo le indicazioni di google per raggiungere la città di Kruje mi sono ritrovato a vivere una mezza odissea fatta di orari sbagliati, fermate non segnalate e piccoli autobus polverosi. Allo stesso modo se scegliete di noleggiare un auto, sicuramente via più comoda, vi invito a diffidare della guida degli albanesi, che potremmo definire “sportiva” ma anche della qualità delle strade, fuori da quelle principali spesso non asfaltate.
Se siete amanti dei rally invece, non avrete problemi.






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