Follow the money

Anni fa, un caro amico rumeno, che vive a Vienna, commentò quanto stava (e sta) accadendo in Ucraina
con la classica battuta dei polizieschi hollywoodiani: “Follow the money” (segui i soldi). Sì, perché l’intreccio
tra politica e potere economico è ciò che muove il mondo, da sempre. Purtroppo, a fare le spese di queste
scelte dall’alto, siamo solo noi, comuni cittadini, consumatori, clienti, utenti o in qualsiasi altro modo ci
definiscano o ci definiamo. Ecco il punto. Questo spazio nasce con l’obbiettivo di capire che eventi
apparentemente lontani finiscono per incidere direttamente sulla nostra vita. Nel bene o nel male. E di
questi tempi ahimè, soprattutto nel male.

Lo Stretto di Hormuz può togliere il pane dalla nostra tavola, letteralmente
La notizia non è freschissima. Dopo i forti rincari della benzina, avrai letto anche tu che sono dovuti alla
guerra scatenata contro l’Iran, dato che quest’ultimo controlla quel tratto di mare, largo appena 21 miglia
nautiche da cui passa la gran parte del petrolio grezzo e dei prodotti petroliferi che alimentano l’economia
mondiale. Tanto per fare una cifra, fino a una settimana fa vi transitavano in media una settantina di
petroliere e navi portacontainer ogni giorno. Qualche giorno fa ne sono passate solo due. Ma la questione
del carburante è solo la punta dell’iceberg. Si vede subito perché basta andare a fare rifornimento, mentre
altre minacce rimangono sullo sfondo.

È facilmente intuibile che i trasporti diventeranno più costosi, però i prezzi non aumentano solo a causa dei trasporti. Anche la produzione di energia ne risente (la comune bolletta che sta già rincarando per i cittadini per le imprese). Per noi questo significa dover tirare ancora la cinghia, laddove per tante aziende si avvicina la concreta possibilità di dover chiudere. C’è però un pericolo peggiore.

Dallo stretto di Hormuz passano anche le navi che trasportano i fertilizzanti o la materia prima
per produrli. Niente fertilizzanti, niente concimi, zero agricoltura. I prezzi di questi prodotti sono arrivati alle
stelle, persino negli Stati Uniti, dove tante aziende agricole stanno fallendo a causa dei rincari insostenibili.
Quando ce ne accorgeremo direttamente? Più o meno verso l’autunno. Quando le scorte alimentari
inizieranno a scarseggiare in tutti i paesi occidentali. Detto in parole brutali, questa crisi non è nemmeno
lontanamente paragonabile all’epidemia di Covid o a tutte le situazioni critiche che l’economia globale ha
affrontato dal dopoguerra ad oggi, perché la filiera alimentare e quella produttiva possono reggere uno
shock limitato, non di questa portata.

Ho come la vaga impressione che chi ha scatenato la guerra non
avesse proprio idea delle conseguenze che avrebbe avuto sulla vita di miliardi di persone. Sono bastati
pochi giorni per mettere in ginocchio il pianeta, anzi, i suoi improvvidi abitanti. Forse, se finisse domani
mattina si riuscirebbe a recuperare in tempi relativamente brevi. Lo spero. Se la guerra proseguirà c’è
un’altra soluzione? Probabilmente sì.

Dedicherò la prossima puntata proprio alle alternative fattibili.

Carlo Alberto Turrini

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