Il ranger che cavalca con me da 15 anni

In questa nuova rubrica vorrei parlare di una mia passione: i fumetti. Riporterò autori, o personaggi, che mi piacciono cercando di spiegarne il perché, sperando di invogliare alla lettura. Il primo fumetto da cui vorrei partire è un classico del fumetto italiano: Tex.
La scelta di partire da Tex è stata facile, è il primo fumetto che ho iniziato a leggere assiduamente ed in maniera continuativa. In realtà è stato un incontro fortuito, o meglio, da discendenza familiare. Mio padre già collezionava il fumetto ed era solito leggerlo in casa, così per curiosità anch’io iniziai a leggerlo, forse per imitazione, per sentirmi grande. Devo dire che l’ambientazione western e le pistolettate esercitarono subito un certo fascino su di me, tant’è che non solo leggevo i fumetti che regolarmente uscivano ogni mese in edicola ma recuperai anche tutta la collezione che apparteneva a mio padre, cercando di tappare i buchi con gli albi mancanti. Questa lunga rincorsa mi ha portato qualche mese fa a completare del tutto la collezione degli albi di Tex in edizione originale (che poi originale è un concetto molto ampio in questo caso ma forse non conviene aprire qua questa discussione). Quella di Tex non è stato un amore giovanile ma una vera e propria passione che dura tutt’ora. Ma cosa mi spinge ancora dopo quindici anni a leggere le avventure di questo personaggio? Effettivamente dovessi raccontare le storie di Tex potrebbero apparire alquanto ripetitive, i cattivi sono spesso sceriffi o agenti indiani corrotti o banchieri senza scrupoli che vogliono mettere le mani sulla città sfruttando i tagliagole a loro disposizioni. Ed ovviamente è sempre Tex ad uscirne vincitore. Ma forse c’è qualcosa di più della singola storia (chiaramente qui il ragionamento è esasperato, ci sono anche storie molto belle e più intricate, penso, ad esempio, agli albi dedicati alla guerra civile americana o, più recentemente, alcune storie ubicate a San Francisco e New york che tirano in ballo intrecci politici), forse è proprio il personaggio di Tex che mi tiene così legato a questo fumetto.

Tex è un ranger del Texas ma non rappresenta affatto l’ideale dell’ottimo poliziotto, tutt’altro. Spesso agisce al limite se non al di fuori della legge (di fatto nei primi albi questo era, un fuorilegge ricercato) ma che ha una connotazione morale molto forte. Soprattutto la morale di Tex è quella di un uomo buono, con principi morali ben saldi, si schiera sempre dalla parte dei più deboli e non sopporta le ingiustizie ed utilizza tutti i mezzi a sua disposizione per farla pagare ai cattivi e portare la giustizia.

Forse è questo ciò che realmente mi affascina, mi attira e mi mantiene un lettore affezionato. Tex non ha problemi di beghe legali o di non poter arrivare a colpire chi è troppo potente. Sempre punisce l’ingiustizia e sempre fa la scelta giusta. Rappresenta valori che universalmente ciascun uomo riconosce come giusti e li fa rispettare. Non uccide s enon è strettamente necessario, molte storie finiscono con la sconfitta del potente ma non con la sua diretta uccisione bensì con la promessa di un giusto e regolare processo. Tex non è un vendicatore, non è neanche un giustiziere è qualcosa di diverso, è un agente regolatore delle ingiustizie. Anche il suo rapporto con gli indiani sottolinea ciò, Tex è non solo capotribù dei Navajo ma spesso si schiera a fianco di altre popolazioni indiane trattandole da pari, come uomini, riconoscendone la saggezza e il valore, cosa che spesso non accade nei contesti militari o con gli agenti indiani rappresentati nei fumetti (ma viste come sono andate le cose probabilmente neanche nella realtà). Davanti a loro Tex non arriva come un vendicatore ad uccidere ma porta giustizia, rimuove la mela marcia anche andando oltre la legge laddove la legge fa l’interesse del più forte e riporta una giustizia. I personaggi che spesso lo accompagnano nelle sue avventure (i suoi pards, Kit Carson, il figlio Kit Willer e Tiger Jack) sono a lui affini in questo senso di giustizia e sono a lui legati da una profonda amicizia, oltre che dal legame parentale con il figlio. Sono caratterizzati ognuno con le sue particolarità che aiutano ad affezionarsi al personaggio ma è impossibile affezionarsi ad uno senza allo stesso tempo tenere per l’altro. Poichè si muovono sullo stesso solco e ciò che ce li fa ammirare è l’amicizia che li lega e la lealtà dell’uno con l’altro. Non si può apprezzare Tex senza apprezzare i suoi pards, non è possibile parlare solo di Tex escludendo anche i suoi compagni d’avventura.
Allora guardando indietro ai motivi per cui ancora dopo quindici anni continuo ogni mese a recarmi in edicola a comprare questo fumetto troviamo sicuramente l’abitudine familiare e la tradizione ormai condivisa con mio padre del comprare il fumetto, leggerlo e parlarne tra noi ma c’è anche qualcosa di più. Non è solo una questione di disegno (su cui qua non mi sono soffermato coscientemente, poiché non avrei le competenze per parlarne) né solo una questione di narrazione. Forse è ciò che rappresenta Tex e l’idea che possa esistere un’ideale di vera giustizia che liberi gli oppressi e faccia pagare i prepotenti, senza mai scadere nella vendetta che farebbe passare dal lato sbagliato, né nell’inefficacia in cui talvolta trasporta la legge.

E forse Tex rappresenta questo per me, la possibilità almeno nel fumetto di vedere i buoni e la giustizia trionfare ma anche una spinta a non arrendersi mai a guardare verso quella direzione, ad essere sempre giusti e a non piegare mai la testa davanti le ingiustizie.

Per questo come da quindici anni a questa parte il 7 marzo sarò in edicola pronto ad acquistare il suo nuovo albo.

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