Fotografia 1948

Ho un fiore in mano forse.

Strano

Nella mia vita deve esserci

stato un giardino un tempo.

Nell’altra mano stringo

una pietra.

Con fiera grazia.

Nessun sospetto

per preavvisi di mutamenti,

sentore di difese piuttosto.

Nella mia vita deve esserci

stata ignoranza un tempo.

Sorrido.

La curva del sorriso,

il cavo del mio umore,

somiglia a un arco ben teso,

pronto.

Nella mia vita deve esserci

stato un bersaglio un tempo.

E predisposizione a vincere

Lo sguardo affondato

nel peccato originale:

assapora il frutto proibito

dell’attesa.

Nella mia vita deve esserci

stata fede un tempo.

La mia ombra, nient’altro che un gioco del sole.

Addosso un’uniforme d’incertezza.

Non ha ancora fatto in tempo a essermi

compagna o delatrice.

Nella mia vita deve esserci

stata abbondanza un tempo.

Tu non ci sei.

Ma se c’è un precipizio nel paesaggio

se io sto sull’orlo

con un fiore in mano

e sorrido,

vuol dire che da un momento all’altro arriverai.

Nella mia vita deve esserci

stata vita un tempo.

Kikì Dimulà

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