Qualche giorno fa mi sono recato a Pisa, a Palazzo Blu, per vedere la mostra sulla Belle Èpoque. La
mostra ha dei quadri che ho molto apprezzato e principalmente vi sono rappresentati pittori italiani che si recarono in Francia, i più a Parigi, per dipingere e tramite le loro creazioni raccontano, per immagini la
vita parigina di fine ‘800 ed inizio ‘900. Non voglio stare qua a soffermarmi sui quadri esposti ma
solamente su uno. Forse non il più bello ma ha subito catturato la mia attenzione.
Il quadro (posto come immagine di copertina dell’articolo) di Sebastiano De Albertis, datato 1877, si
intitola Giuseppe Garibaldi a Digione.
Rispetto al tema della mostra la prima particolarità è che il quadro non rappresenta una scena cittadina
conviviale. Siamo sulla neve della campagna attorno a Digione e centro del quadro è un soggetto bellico,
Garibaldi, a cavallo, sta osservando le azioni della sua fanteria.
Cosa ha catturato la mia attenzione?
Il fatto che la scena si svolgesse a Digione. Per chi non la conoscesse, Digione è il capoluogo della
Borgogna, importante città nel periodo medievale e moderno, oggi è nota, soprattutto a livello
gastronomico per la sua mostarda e per essere capoluogo do una importante regione vinicola francese (ed infatti la campagna circostante è, ad oggi, un proliferare di vigne). Per me soprattutto è la città in cui ho fatto 10 mesi di Erasmus durante la mia laurea triennale. Durante quel soggiorno non ho trovato nessuna testimonianza del passaggio di Garibaldi, per dire sui lungarni di Pisa è posta una targa che indica il punto nel quale approdò l’imbarcazione che trasportava Garibaldi ferito nella battaglia dell’Aspromonte, dunque questo quadro mi ha spinto a chiedermi che ci facesse Garibaldi laggiù.
L’episodio di Garibaldi a Digione si colloca nel contesto della guerra franco-prussiana del 1870-1871. E
qua un altro punto di domanda sorge nella mia testa: perché Garibaldi era là in quegli anni?
Rimasugli dell’esame di storia moderna, dato ormai qualche anno fa, mi tornano alla mente, proprio
grazie alla guerra franco-prussiana e all’indebolimento francese l’esercito regio italiano riuscì ad
organizzare la Breccia di Porta Pia e a conquistare Roma, compiendo un ulteriore passo nel processo di
unificazione d’Italia. Allora cosa ci faceva uno dei principali eroi del Risorgimento italiano a fianco del
nemico francese?
Leggendo più attentamente all’interno della vicenda, la guerra franco-prussiana, dichiarata dai francesi al fine di ristabilire la propria egemonia sull’Europa minacciata dal rafforzamento prussiano, fu una disfatta per la Francia Imperiale di Napoleone III, comportando la caduta dell’Impero e la proclamazione della Repubblica Francese.
Questa, tra i suoi primi atti, decise di continuare la guerra contro la Prussia.
Qua entra in gioco Garibaldi che, a comando di un manipolo di volontari accorsi da tutta Europa, offrì il
suo aiuto alla Repubblica Francese. Il suo ruolo inizialmente fu un ruolo di disturbo, adottando la tecnica della guerriglia ed evitando lo scontro aperto con l’esercito prussiano, meglio armato e più numeroso, creando un diversivo e favorendo le azioni dell’esercito regolare francese che mirava a difendere la città di Parigi. In questo contesto l’episodio celebre, ricordato proprio nel dipinto, è la difesa della città di Digione avvenuta tra il 21 e il 23 gennaio 1871. Le truppe garibaldine resisterono a diversi assalti ad opera dell’esercito prussiano difendendo la città e riuscendo a strappare uno stendardo dalle fila dell’esercito prussiano. La linea resse e la città fu difesa.
Purtroppo questa fu la più classica delle vittorie di Pirro,il 28 gennaio Parigi cadde, conquistata dai
prussiani, e la guerra fu fermata con un armistizio dal quale furono escluse le zone di operazione dei
garibaldini. Questi, ormai costretti di fronte all’esercito prussiano nel suo formato completo capitolarono pochi giorni dopo, il 1 febbraio 1871.
Vedendo questo quadro e scoprendo questa storia (raccontata qua, lo riconosco, molto sommariamente) ho pensato all’ideale che ha mosso Garibaldi a recarsi a Digione: la difesa dei valori repubblicani e l’ideale della libertà. Poco importa che poco prima il francese rappresentasse un nemico perché a comando dell’imperatore e che la stessa repubblica francese non fosse esente da critiche per Garibaldi, come emerge da alcuni suoi carteggi. Laddove si combatte per la libertà ed i valori repubblicani è giusto esserci ed essere al fianco del popolo, non per cercarne nuova obbedienza ma per affermare i valori repubblicani.
Ho scelto di raccontare questo episodio in questo articolo perché anche oggi molti si proclamano liberatori ed invocano la libertà dei popoli così da imporgli una nuova catena, così da assoggettarli a sé e trarne un vantaggio.
In antitesi a tutto ciò Garibaldi si erge come portatore dei valori repubblicani più puri, ci mostra la
differenza nelle azioni: perché sarebbe dovuto andare in Francia a combattere a fianco di coloro che
combatteva poco prima, se non per reale adesione ai valori repubblicani?
Ancora oggi questa figura può aiutare ad orientarci tra coloro che si battono realmente per la libertà degli oppressi e coloro che principalmente si battono per i loro interessi.
E chissà che gli ideali garibaldini non abbiano poi avuto luogo quando, pochi mesi dopo, nel 1871, Parigi
sperimentò l’esperienza di autogoverno della Comune, esperimento di una società proto-comunista e che fu, dopo poco, repressa nel sangue.
