La Ricetta che Visse due Volte

Ammettiamolo. Ci sono pietanze che cuciniamo col solo scopo di avanzarle per poterle preparare una seconda volta nella loro versione “sto usando gli avanzi per una nuova ricetta perché non voglio buttarli ma in realtà non vedo l’ora di mangiarli rifatti”.

In alcuni casi, nemmeno ci arriva in tavola la ricetta originaria: si prepara, si mette in frigo e si passa direttamente alla ricetta di presunto riciclo.
Abbiamo già parlato di come riutilizzare il bollito avanzato per delle gustose polpette, e stavolta affronteremo un altro grande classico della cucina del giorno dopo: le fettine panate rifatte.

La fettina panata e già buona di suo, bella sottile e croccantina, di manzo, vitella o maiale a seconda della
preferenza, bella calda appena fritta è un godimento già così. Ma anche se sembra impossibile, la sua versione “rifatta” – anzi: le sue versioni, perché come vedremo si aprono due possibili strade – sono di gran lunga migliori dell’originale. Motivo per cui si compra sempre quella fettina in più sperando che sopravviva alla cena per poterla trasportare dallo stadio di pietanza a quello di avanzo riciclato ad arte.

La fettina panata ha due stadi successivi di riciclo. Il primo è quello del ripasso nel sughetto “alla Livornese”,
e da lì, complice una fettina di mozzarella – che magari giace in frigo anche lei da qualche giorno, diventando così una sorta di riciclo nel riciclo – dalla Livornesina passa alla Pizzaiola attraversando lo stivale
gastronomico dalla Toscana alla Campania.
Prendiamo quindi le nostre fettine panate, friggiamole come preferiamo, e avanziamone deliberatamente
qualcuna. Il giorno dopo, o anche la sera, se siamo stati così spudorati da friggere le fettine panate a metà
pomeriggio col solo motivo di ripassarle in qualche modo per cena, prendiamo una bella padella, versiamoci un po’ d’olio, aggiungiamo uno spicchio d’aglio tritato sottile, scaldiamo e aggiungiamo della passata di pomodoro o dei pelati schiacciati con una forchetta. Aggiustiamo di sale, e quando il pomodoro sarà cotto, adagiamoci dentro le nostre fettine panate, e facciamolo cuocere per qualche minuto nel gustoso sughetto. A me piace aggiungere all’intingolo anche qualche cappero tritato, una macinata di pepe, e a fine cottura una spolverata di prezzemolo tritato fine.
Se volete potete fermarvi qui: affiancate alla fettina un paio di fette di pane da intingere nel sughetto, e la
soddisfazione sarà tanta. Se invece disponete della mozzarella, prima di terminare la cottura, disponetene
qualche fettina sulla carne, e lasciate che si sciolga, proprio come fa sulla pizza. A questo punto vi suggerisco di non mettere il prezzemolo e spolverare con del buon origano essiccato, per aggiungere un ulteriore sfumatura di sapore di pizza alle vostre fettine. Il finale rimane invariato: due fette di pane e via: il pasto è pronto.

Se poi volete sfiorare le vette della cultura popolare gastronomica italiana, prendete la prima versione della
fettina, quella alla Livornese, infilatela in un panino – una rosetta o una mezza frustina – avvolgetela nella
stagnola, metteteci a fianco una birra ghiacciata, e potrete improvvisare un pic nic in una domenica
primaverile. Con un plaid su un prato e un mazzo di carte, avrete la giornata perfetta.

Isabella Lari

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