Mi manca la Liguria

Eccoci qua, chiusi in zone di varie sfumature dal giallo all’arancio al rosso al nero dell’umore.

Come tutti, questi mesi di restrizioni mi hanno fatta riflettere su cos’è che conta, cos’è che manca
veramente, e per quanto mi riguarda ho capito che a me mancano i viaggi.
Buttare le valigie in auto, imboccare l’autostrada e macinare chilometri. Posso rinunciare alle cene fuori, agli aperitivi, allo shopping, ma pensare le mie giornate senza guardare Google Maps per scegliere un posto nuovo dove andare mi affatica, letteralmente.
E tra i tanti posti di cui sento la mancanza, mi sono trovata a struggermi per la Liguria.

Per i paesaggi, per la sua asprezza, per gli abitanti. Ho sviluppato un legame con la Liguria che nemmeno io ho mai sospettato che fosse così forte, finché non mi è mancato. Il mercato di sabato mattina a Sestri Levante. Genova attraversata alle 5 del mattino per evitare il traffico dopo il crollo del Ponte Morandi, avvolta nella foschia dell’alba, le luci del porto in un intrico di gru ed edifici antichi e moderni. Il bagno a Monterosso sotto il Gigante. L’eleganza di Imperia. La sottile malinconia di La Spezia. Le mimose fiorite a Bordighera. Andare a pranzo in un mercoledì di gennaio a Portovenere.
Mi manca tutto.
Per questo oggi ho scelto una ricetta ligure, pescata mille anni fa in qualche programma televisivo dalla mia mamma, sempre curiosa di provare nuove ricette: la buridda di totani novelli.

Come tutte le ricette tradizionali, non c’è una sola ricetta, ma un ventaglio di varianti, praticamente una per famiglia. Pare che sia una figlia della bourride provenzale, che si intreccia con le altre meravigliose zuppe del mediterraneo: cacciucco, burrida sarda, bouillabaisse marsigliese.
La base è sempre di pesce, spesso povero o rimanenza invenduta del pescato del giorno, abbinata delle verdure dell’entroterra: pomodori, piselli, carciofi. Piatti semplici ma pieni di gusto e profumi.
Nel nostro caso, avremo dei totani, possibilmente piccoli – i novelli – e carciofi, verdura meravigliosa che porta nelle sue foglie esterne l’asprezza dell’inverno, e nel cuore la dolcezza della primavera. Prendete un tegame capiente, metteteci dell’olio d’oliva, una cipollina tritata e un paio di spicchi d’aglio. Aggiungete dei carciofi tagliati a fettine sottili, e fateli cuocere per qualche minuto, senza farli colorire troppo. Sfumateli con un po’ di vino bianco, e quando sarà evaporato, aggiungete dei pomodori maturi a pezzi, una manciata di capperi e un po’ di pinoli. E infine dei totani, possibilmente piccoli – da qui il nome di novelli perché nati da poco – tagliati a pezzetti.
Cuoceteli per poco, altrimenti diventeranno duri, aggiungendo un po’ di acqua per mantenere un bel brodetto. Aggiustate di sale e pepe – o peperoncino a vostra preferenza – e spolverate con poco
prezzemolo tritato sottile.
Servite nelle fondine con delle fette di pane abbrustolito e strofinato con l’aglio.
E immaginate il mare che s’infrange sugli scogli, e le case dei pescatori colorate di tutte le sfumature del tramonto.

A volte si deve viaggiare solo con la fantasia…

Isabella Lari

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