Lucia Joyce: Danzare sull’orlo dell’abisso

Nel 1920, quando i Joyce si trasferirono a Parigi, Lucia aveva solo tredici anni. Fu proprio nella “ville lumière” che la ragazza scoprì il suo talento nella danza. Infatti, i guadagni che James Joyce stava ottenendo con le sue opere letterarie, gli permisero di iscrivere la figlia al prestigioso istituto Jacques-Delcroze, dove insegnava anche il fratello di Isadora Duncan.

Quello fu probabilmente il periodo più felice per Lucia. Sul palcoscenico, trovava finalmente la sua dimensione artistica personale, slegata dalla celebrità del padre. Inoltre, la danza moderna le permetteva di esprimersi con una libertà che molti spettatori giudicavano rivoluzionaria. Bisogna ricordare che nel 1920 erano ancora pochissime le donne emancipate e padrone di scegliere il proprio ruolo nella società. Ma Lucia aveva sempre papà a difenderla, tanto che, in occasione di un concorso di danza, James ebbe un moto di collera verso la giuria; a suo avviso avrebbe dovuto assegnare il primo premio alla figlia. Sono rimaste molte testimonianze dell’affetto che stringeva i due, mentre la madre era più legata al primogenito, Giorgio.

Per continuare a scrivere senza distrazioni, James Joyce ebbe bisogno di un assistente e all’inizio degli anni ’30 la scelta cadde su Samuel Beckett, anche lui irlandese. Lucia se ne innamorò subito. Dapprima fu ricambiata dal giovane, ma poi l’umore instabile della ragazza spaventò il futuro drammaturgo, che decise di rompere il fidanzamento. Nello stesso periodo, James cominciò ad avere dei dubbi sul talento della figlia. Perciò le sconsigliò di continuare a danzare. Alcuni storici fanno coincidere questi due fatti, seppur non collegati, con il tracollo emotivo di Lucia. Nel 1932 scaraventò una sedia contro la madre, Nora, durante una lite, e fu ricoverata per qualche tempo in una maison de santé (una clinica privata francese specializzata in disturbi psichici). Una volta dimessa, i genitori cercarono di aiutarla trovandole un nuovo fidanzato, ma anche quest’ultimo ruppe il fidanzamento a causa delle scenate della ragazza, che aveva continuamente delle crisi di nervi sempre più violente e autodistruttive.

Ma James Joyce non la lasciò sola. Aveva conosciuto Carl Gustav Jung a Ginevra e si rivolse proprio a lui, che in quel momento rappresentava il meglio della nascente terapia psicanalitica. Il trattamento, purtroppo, durò poche sedute, dopodiché Jung lo interruppe, non vedendo alcun segno di miglioramento. In seguito, confidandosi con un amico, ebbe a dire che: “James Joyce e la figlia Lucia vivono entrambi in acque tumultuose ma, mentre James ci nuota allegramente, Lucia vi sta affogando”. Peraltro, Gustav Jung non fu tenero nemmeno con l’autore dell’Ulysses; opera che sulle prime definì negativamente, per poi ricredersi ad una seconda più attenta lettura.

Persino gli eventi politici mondiali influirono pesantemente sul destino di Lucia. Con l’occupazione tedesca della Francia, la famiglia Joyce riparò in Svizzera, ma senza la giovane, perché di nuovo ricoverata in una clinica per malattie mentali. James Joyce morì nel 1941 per un attacco di peritonite, senza riuscire a prendersi cura della sfortunata figlia, che in seguito passò da una clinica all’altra, finché un’amica caritatevole la portò a Kingsthorpe, in Gran Bretagna, dove poteva andare a trovarla e assicurarsi che fosse ben accudita, fino alla morte di Lucia, nel 1982.

È possibile che la vicenda di Lucia Joyce sarebbe stata molto diversa, se si fosse svolta in anni recenti. L’evoluzione delle scienze psicologiche e del ruolo femminile probabilmente l’avrebbero aiutata a superare quei traumi infantili che furono alla base della sua schizofrenia. Alcuni studi, peraltro, attribuiscono un’enorme importanza all’atteggiamento poco amorevole verso di lei da parte della madre. Resta il fatto che la figura di Lucia Joyce è rimasta nell’ombra per quasi un secolo, come se i suoi stessi familiari, James escluso, avessero deciso di cancellarne l’identità, forse a causa della sua malattia, che un tempo era fonte di vergogna o imbarazzo. Spero di aver acceso almeno un poco la curiosità di conoscere meglio questa “celebre sconosciuta” della quale si possono trovare in rete molte altre informazioni.

Carlo Alberto Turrini

in precedenza:

https://sanza-meta.com/2020/05/18/lucia-joyce-un-talento-soffocato-dal-mito/

Lucia Joyce: 2 parte

Per approfondire

https://it.wikipedia.org/wiki/Italo_Svevo

https://en.wikipedia.org/wiki/Lucia_Joyce

http://www.openculture.com/2014/06/carl-jung-writes-a-review-of-joyces-ulysses.html

https://www.irishtimes.com/culture/books/nora-and-lucia-joyce-what-sort-of-mother-abandons-her-daughter-1.2734082

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