Là nella valle: la C.D.C. della Valle dei Cavalieri

Lo scorso 17 gennaio, a Madrid, è stato assegnato il Premio Internazionale Innovazione indetto dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (Unwto) un’agenzia specializzata dell’ ONU (paragonabile per intenderci all’Unesco). E li l’Italia dei piccoli comuni ha avuto il suo successo. Infatti è arrivato secondo il progetto “Comunità e resilienza, due cooperativa affrontano lo spopolamento” Presentato dalla Coop la Valle dei Cavalieri in partnership con la coop i Briganti del Cerreto. Un traguardo importante che arriva dopo 17 anni di lavoro e impegno.

La Valle dei Cavalieri è una coop di comunità nata a Succiso, un piccolo paese nell’appennino Tosco Emiliano, nel febbraio del 1991. È composta da nove soci, tutti con un lavoro e, quindi, volontari. Il primo step della Cooperativa è stato il recupero della scuola elementare chiusa da ben 6 anni e in stato di abbandono. La scuola è diventata la nuova sede del bar del paese, anch’esso chiuso ormai da tempo. Un lavoro di recupero della memoria storica di un paese, ma anche della riscoperta del valore dell’aggregazione di una popolazione. Ecco come descrive il contesto in cui nasce questa esperienza il Vicepresidente Oreste Torri: “Succiso negli anni ’50 contava oltre 1000 abitanti, con la presenza di 7 bar, 5 ristoranti, un caseificio di parmigiano reggiano, 2 negozi di abbigliamento, un ufficio postale, scuole elementari e medie e altre attività di servizio quale barbieri, calzolaio ed altro ancora. All’ inizio degli anni ‘60 aprì anche un’ azienda di maglieria con 30 dipendenti che rimase aperta per tre anni. Succiso poi, era caratterizzato da una forte presenza di attività di pastorizia con oltre 3500 ovini e una consistente attività agricola. Il problema comparve quando Succiso, dalla fine degli anni ’50 in poi, sviluppò una specificità migratoria più accentuata di altri paese, dovuta anche al movimento franoso. Dal ‘74 all’81 ci fu, così, il trasferimento di Succiso nel nuovo abitato, oggi chiamato Succiso Nuovo. Alla fine degli anni ’80 nel Paese era rimasto solo un bar gestito da due pensionati. In questo contesto si è fatta strada la voglia di contrastare la desolazione che vedevamo nei piccoli paesi intorno a noi, dove da anni non esistevano più servizi di alcun genere, e dove persisteva solo un senso di tristezza. Da qui, come gruppo di amici, facenti parte della locale pro-loco, abbiamo deciso di intraprendere una vera attività economica. Va precisato che tutti i nove “soci” che hanno deciso di costituire la cooperativa, avevano ed hanno un loro lavoro, di conseguenza sia il Presidente che il sottoscritto, svolgono il loro ruolo istituzionale come volontari. Lo spirito che ci ha spinto a scommettere sulla fattibilità della cooperativa, è senza dubbio dovuto al forte senso di appartenenza, che caratterizza la realtà di Succiso.”

Così, dopo il bar, nel ’92 c’è stata l’apertura di un piccolo mini market, nel ’94 è stato riaperto il ristorante e nel ’98 è ripartita l’attività di produzione di pecorino grazie all’ acquisto di pecore (oggi la coop ne possiede ben 250). Nel 2003 un nuovo passo avanti nello sviluppo di questa impresa: vengono realizzati 18 posti letto e la coop diventa anche un agriturismo, successivamente ampliato con la costruzione, nel 2013, di un piccolo centro benessere e con l’aumento dei posti letto che avverrà grazie alla ristrutturazione della vecchia Canonica.

La Cooperativa è, di conseguenza, cresciuta: dai primi 9 soci, adesso sono 55 gli aderenti, 8 i lavoratori fissi e 5/6 gli stagionali, con un fatturato di 680.000,00 euro e una produzione di circa 80 quintali di Formaggio pecorino, 10 di Ricotta, e con un ristorante che riesce a preparare circa 15.000 pasti. Risultati costati sudore e soldi. I ragazzi della Coop infatti calcolano di aver investito in questi anni circa 1.500.000,00 euro, attingendo a leggi regionali, provinciali ma anche facendo ricorso all’autofinanziamento.

Ma la realtà cooperativa non ha dato solo risposte alle pur fondamentali esigenze economiche. Il progetto, infatti, ha anche una grande valenza sociale: è stato riattivato il servizio scuolabus, creato il trasporto dei medicinali per gli anziani del posto (la farmacia più vicina si trova a 20 Km), stipulata una convenzione con il Parco nazionale dell’Appennino Reggiano per la gestione del centro visita del Parco, e, in collaborazione con lo stesso Parco, si è dato vita al programma didattico NEVE NATURA che coinvolge gli Istituti Scolastici della Provincia, con lo scopo di avvicinare gli stessi studenti all’ambiente ed alla natura, facendole conoscere il territorio montano.

Un’esperienza che può possa essere sviluppata anche in altri territori (e presto racconteremo anche altre esperienze) specie se alla base c’è determinazione, impegno, senso di appartenenza, forte attaccamento al proprio territorio e amore per il prossimo. Ma se questi sono prerequisiti essenziali è certo che occorrerebbe anche un po’ di attenzione politica perché queste esperienze possano esprimere al massimo il proprio potenziale. “Quello che noi chiediamo è maggior attenzione da parte degli interlocutori pubblici per gli sforzi che vengono fatti per mantenere in vita realtà economiche come queste – spiega a tal proposito il Vicepresidente Torri – Spesso abbiamo l’impressione che nel nostro paese valgono di più le burocrazie formali che non la sostanza. Un esempio lo abbiamo subito noi direttamente, quando abbiamo fatto l’investimento sull’impianto fotovoltaico, dove in un primo momento ci è stato detto che eravamo ammessi al contributo, salvo poi scriverci che non avendo solo l’attività agricola, ma anche agrituristica, non potevamo essere ammessi al contributo. Il che, ad investimento già realizzato, ha creato non pochi probleami: abbiamo dovuto fare ricorso al credito delle banche con tutto quello che ciò significa (un investimento di 330.000 euro ndr). Gli investimenti fatti da noi – prosegue Torri – non sono certo a scopo speculativo, ma indispensabili per cercare di dare maggior equilibrio economico all’attività intrapresa. L’invito che faccio, è quello di valutare di più la qualità degli investimenti e del contesto in cui vengo fatti, e dare meno importanza ai codici Ateco. La salvezza della montagna, o come oggi vengono chiamate, aree interne, passa attraverso lo “sfruttamento” dell’ambiente quale risorsa primaria del territorio. Il centro non è più la fabbrica “ tipo “, conosciuta negli anni dello sviluppo economico industriale, ma è il territorio in quanto tale, che diventa la fabbrica dei valori su cui costruire le opportunità di sviluppo. È evidente che sta alla politica assumere tutte quelle iniziative legislative, che consentano di mettere in pratica dette prospettive”.

Questo è il primo articolo della serie dedicata alle cooperative di comunità presto altri articoli dedicati a queste esperienze importanti

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